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Estratto di gardenia venduto come zafferano, una truffa da 3 milioni di euro.

Negli scorsi mesi la Guardia Civil ha concluso un’operazione sul territorio spagnolo che ha portato all’arresto di 11 persone con l’accusa di commercializzare estratto di gardenia etichettato come zafferano. La  frode avrebbe portato nelle casse delle tre aziende indagate oltre 3 milioni di euro di profitto.  

L’estratto di gardenia ha delle caratteristiche cromatiche molto simili a quelle dello zafferano in polvere, infatti il suo utilizzo come colorante alimentare giallo è molto diffuso. 

Il suo valore tuttavia differisce notevolmente da quello dello zafferano. Quest’ultimo è infatti un prodotto molto delicato, la raccolta deve essere quindi eseguita esclusivamente a mano, nelle prime ore del giorno e la sua fioritura dura per un brevissimo tempo. La raccolta della gardenia può essere invece effettuata  in maniera intensiva con un costo 10 volte inferiore rispetto a quella dello zafferano. 

L’organizzazione criminale ha inoltre ideato una metodologia di frode in grado di ridurre la concentrazione di una molecola che differenzia lo zafferano in polvere dalla gardenia, fino quasi alla sua eliminazione, rendendo difficile la rilevazione della frode attraverso i classici metodi di analisi.

I prodotti sono stati importati dall’estero modificando etichette e documentazione tecnica e doganale, senza soddisfare di conseguenza alcuno standard di sicurezza e il rispetto dei protocolli europei relativi alla sicurezza e alla qualità degli alimenti.

Una volta entrato nel territorio nazionale il prodotto contraffatto veniva immagazzinato e successivamente introdotto sul mercato attraverso le grandi catene di distribuzione. A questo punto i consumatori si ritrovano ad acquistare e a consumare estratto di gardenia ad un prezzo molto elevato,  invece dello zafferano.

A seguito dell’operazione della Guardia Civil sono stati ritirati dal mercato più di  2.000 kg di “zafferano” adulterato, per un valore di oltre 750.000 euro. 

Da sempre lo zafferano, a causa del suo alto valore, è una delle spezie più soggette a frodi.  

Ad oggi le metodologie genetiche sono le uniche in grado di individuare alterazioni, sostituzioni e/o sofisticazioni  anche a seguito della polverizzazione dei pistilli di zafferano e la conseguente perdita dei tratti morfologici. Metodologie come il DNA barcoding si basano sull’analisi di tratti univoci caratterizzanti di una specie rendendo possibile l’identificazione anche nei casi in cui due piante siano molto simili o condividano gli stessi composti chimici. Un controllo con questo tipo di analisi sarebbe stato particolarmente utile per individuare precocemente la frode.