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Con la Blockchain la tracciabilità alimentare non ha più segreti

Venerdì 15 marzo 2019, nell’ambito della Milano Digital Week, presso Cascina Cuccagna (Un Posto a Milano) si è dato vita ad una interessante tavola rotonda sul tema della tracciabilità alimentare.

L’evento “Dalla Terra allo spazio. Dalla Blockchain al menù degli astronauti”, organizzato e moderato dal giornalista di Triwù Daniele Bettini, ha riunito diversi attori della filiera agroalimentare. Da chi la studia e progetta a chi lavora su nuove tecnologie capaci di aggiungerle efficienza e sicurezza fino a cambiare radicalmente le relazioni con i consumatori.

Il primo intervento è stato quello di Andrea Vecci, Vicepresidente e Direttore presso Economia e Sostenibilità, il quale ha spiegato l’importanza delle Food Polices non solo per le grandi città italiane come Milano ma anche per i Paesi in via di sviluppo. Di seguito il Prof. Federico Caniato, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability presso il Politecnico di Milano, ha messo in luce la necessità di avere una filiera alimentare digitalizzata ma basata sui principi della sostenibilità, interrogandosi su come la Blockchain possa integrarsi in questo scenario.

La Blockchain nella filiera agroalimentare

È Marco Vitale, CEO di Food-Chain, a spiegare in cosa consiste la Blockchain e perché questa rappresenti un valido supporto in filiere produttive complesse come quella alimentare. Le potenzialità di questo strumento sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare che grandi aziende come Carrefour stanno già sfruttando questo nuovo sistema di tracciabilità alimentare per valorizzare i loro prodotti.

La Blockchain è uno strumento sicuro e non centralizzato di raccolta e condivisione di informazioni, non modificabili, tra diversi attori. La digitalizzazione dei vari step di produzione e la diffusione trasparente delle informazioni rappresenta una tutela per tutti gli stakeholder, tra cui il consumatore finale, il quale non sempre si fida di quanto riportato sulle etichette.  La Blockchain offre a chiunque la possibilità di conoscere in tempo reale tutte le fasi della filiera, un aspetto che contribuisce ad aumentare valore del prodotto garantendone la qualità, la sicurezza e l’origine contrastando così anche frodi e contraffazioni.

Un passo in più verso informazioni sempre più sicure

La Blockchain da sola tuttavia non basta ma deve essere arricchita con informazioni corrette, precise, oggettive e facilmente interpretabili. Qui entrano in gioco aziende come NASYS e FEM2-Ambiente che con le loro analisi sono capaci di fornire questo tipo di dati in diversi punti della filiera produttiva. 

NASYS è una Spin-off dell’Università di Brescia la cui attività è stata descritta da Veronica Sberveglieri, Co-Fondatrice e ricercatrice del CNR. L’azienda ha ideato dei piccoli e versatili sensori di gas che, come nasi elettronici, sono in grado di rilevare diversi metaboliti volatili e riconoscere prodotti, condizioni e ambienti ben caratterizzati. Questo può diventare un utile strumento in campo agroalimentare a garanzia dell’autenticità, dell’origine, della qualità e della salute dei prodotti.

Valerio Mezzasalma, Responsabile scientifico di FEM2-Ambiente, ha invece introdotto al pubblico il concetto di identificazione genetica di cui da anni lo Spin-Off accreditato dell’Università Milano-Bicocca si occupa. Attraverso il DNA è possibile effettuare analisi oggettive in differenti punti della filiera produttiva, andando a valorizzare la qualità e sicurezza dei prodotti immessi sul mercato, tutelando il consumatore e i diversi stakeholder fornendo loro informazioni di autenticità e rivelando frodi, tagli, contraffazioni e adulterazioni.

I risultati oggettivi e facilmente leggibili ottenuti dalle analisi del DNA  possono essere inseriti nella Blockchain aumentandone il valore.

Concludere con gusto

I vantaggi della digitalizzazione e tracciabilità di filiera sono stati confermati da Plinio Agostoni, Vicepresidente di ICAM. L’azienda, tra i maggiori produttori di cioccolato italiano,  ha introdotto lungo la filiera del cacao, dalla piantagione fino al cioccolato confezionato,  tecnologie di monitoraggio avanzate basate sui principi del fare impresa 4.0 e della sostenibilità. Un approccio impegnativo ma che permette di garantire e comunicare l’elevata qualità dei prodotti e con ottimi riscontri da aziende e consumatori finali.

La tavola rotonda si è conclusa con una degustazione organizzata dallo Chef Stefano Polato, responsabile dello Space Food Lab di Torino e chef ufficiale della Missione Futura di Samantha Cristoforetti.  Per l’occasione è stato possibile assaggiare diverse pietanze cucinate per gli astronauti, realizzate tenendo presente che nello spazio mangiare potrebbe essere piuttosto complicato sia per l’assenza di gravità che per l’accelerazione del metabolismo.

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