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Carne di squalo in via di estinzione nei prodotti per animali, lo rivela il DNA

Sulle confezioni degli alimenti che acquistiamo per i nostri amici a quattro zampe spesso troviamo riportata la dicitura “con pesce”, “con pesce dell’oceano” o “con pesce bianco”, un etichettatura poco chiara e fin troppo generica che può limitare la nostra capacità di effettuare scelte consapevoli. Cosa contengono davvero questi cibi?

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore ha mostrato che alcuni di questi alimenti possono contenere addirittura carne di squalo, confermando quanto già rilevato nel 2019 da una studio effettuato sui prodotti venduti negli Stati Uniti. Un problema di poco conto per la salute degli animali domestici ma che influisce negativamente sullo stato e l’equilibrio degli ecosistemi marini già fortemente minacciati. 

Dal 1970 la popolazione di squali presenti negli oceani è diminuita del 71%, tanto che oggi tre quarti delle specie sono considerate a rischio di estinzione. 

La più grande minaccia è la pesca intensiva dovuta alla crescita della domanda globale di prodotti a base di squalo (pinne, olio di fegato, carne…) alla quale si aggiungono la mancanza di controlli e di sistemi di monitoraggio efficaci.

Lo studio 

Per l’indagine sono state acquistate, nello stato di Singapore, 45 diverse confezioni di alimenti per animali domestici appartenenti a 16 diversi marchi. Per ogni prodotto sono state analizzate più porzioni (massimo cinque, minimo due) per un totale di 144 campioni.

I prodotti per animali sono soggetti a trattamenti termici, indispensabili per distruggere spore, funghi e batteri, ma che possono allo stesso tempo degradare il DNA contenuto nel prodotto rendendone difficile l’analisi con la metodologia del DNA barcoding. Per questo motivo questa tecnica è stata affiancata dal DNA mini-barcoding che consente di identificare una specie attraverso l’analisi di un segmento di DNA distintivo più breve rispetto a quello utilizzato dalla metodologia classica. 

Dall’analisi è emerso che il 31% dei 144 campioni prelevati conteneva DNA di squalo, in particolare le specie maggiormente individuate sono lo squalo verdesca (Prionace glauca), seguito dallo squalo seta (Carcharhinus falciformis) e dallo squalo pinna bianca del reef (Triaenodon obesus). 

Quest’ultime due specie  sono elencate come “vulnerabili” nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). Lo squalo seta è inoltre riportato nell’appendice II della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), il che significa che il suo commercio deve essere controllato per evitare un consumo eccessivo che minaccerebbe la sopravvivenza della specie.

Aiutare i consumatori nella scelta di prodotti sostenibili

Lo studio mette in luce la necessità di una maggiore trasparenza nelle etichette dei prodotti alimentari per animali domestici. Evitando l’utilizzo di termini generici negli elenchi degli ingredienti è possibile aiutare i proprietari, spesso attenti alla natura e al benessere animale, ad effettuare scelte più consapevoli e sostenibili. 

Le analisi del DNA possono essere un valido supporto non solo nell’ambito degli studi scientifici ma anche in ottica commerciale. Attraverso l’analisi delle materie prime e dei  prodotti finiti è possibile offrire informazioni esaustive ai consumatori e garantire prodotti di qualità, sicuri, sostenibili e di alto livello. 

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