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Ciguatera, dai tropici all’Europa attraverso la lunga filiera dei prodotti ittici.

La ciguatera è un’intossicazione alimentare provocata dall’ingestione di tossine, dette ciguatossine, presenti in alcuni microorganismi marini come le microalghe  Gambierdicus toxicus e Ostreopsis lenticulari.

Queste entrano nella catena alimentare a seguito della loro ingestione da parte di organismi più grandi fino a trasmettere la tossina alle specie di pesce destinate al consumo umano.

La presenza di ciguatossine è molto difficile da individuare. Queste oltre ad essere incolore, inodore e liposolubili, non modificano l’aspetto del pesce o il gusto o la consistenza della sua carne. Le ciguatossine sono inoltre resistenti alle variazioni di calore, perciò tendono a persistere anche a seguito della cottura e del congelamento del prodotto. 

L’intossicazione da ciguatera (CFP) è l’intossicazione da pesce più comune nel mondo, contando fino a 50 mila casi ogni anno.  Questa ha effetti sul sistema digestivo, neurologico e cardiovascolare  e nella maggior parte dei casi  è associata al consumo di pesci provenienti da mari tropicali, del bacino del Pacifico, dell’Oceano Indiano e dei Caraibi. 

Tuttavia negli ultimi anni un numero sempre più crescente di casi di intossicazione da ciguatera è stato segnalato in Germania, Portogallo, Spagna, Italia, Paesi Bassi e nel Nord America. 

Una questione di errata etichettatura 

Uno studio svolto dai ricercatori del German Federal Institute for Risk Assessment ha messo in luce che i casi di intossicazione da ciguatera segnalati negli ultimi anni in Germania si sono verificati a seguito del consumo di pesci tropicali contaminati, surgelati e venduti sui mercati europei ed etichettati in modo incompleto o errato.

Tra i pesci che possono essere portatori di ciguatera ci sono infatti  diverse specie di lutianidi, come  Lutjanus bohar, Lutjanus argentimaculatus, Lutjanus erythropterus e Pinjalo pinjalo,  specie che sul mercato possono essere etichettate e vendute semplicemente come “dentice”, pesce comunemente destinato al consumo. 

Un secondo studio tedesco messo in atto dai ricercatori del Thünen Institute of Fisheries Ecology ha invece sottoposto ad analisi del DNA 975 pesci di diversa provenienza destinati all’importazione arrivati in europa attraverso l’aeroporto di Francoforte.

Nel 31% dei campioni sottoposti ad analisi è stata rilevata un’etichettatura errata e tra questi il 46% apparteneva a specie inclini al ciguatera.

L’importanza dei controlli e di una regolamentazione condivisa

Seppure ad oggi le intossicazioni da ciguatera sono ancora abbastanza rare nei paesi occidentali, il loro aumento mette in luce la necessità di nuove regolamentazioni e nuove metodologie di controllo sui prodotti ittici, in modo da poter contrastare l’insorgere di problematiche a livello di sicurezza, soprattutto a seguito del numero crescente di importazioni. 

Le analisi genetiche ancora una volta si rivelano lo strumento utile ed efficace per il controllo e la tutela della filiera del settore ittico. I test del DNA per l’identificazione di specie sono l’unico metodo in grado di riconoscere, distinguere e classificare la specie ittica di appartenenza di un esemplare, soprattutto nel caso di pesci simili da un punto di vista morfologico e a seguito di lavorazioni.

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