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Rhodiola rosea, cos’è, a cosa serve e come difenderla dalle sofisticazioni.

La Rhodiola rosea è una pianta medicale che cresce spontaneamente nelle fredde zone del nord Europa e del nord Asia. Questa è ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale russa, scandinava e tedesca ed oggi le sue proprietà sono riconosciute anche dalla medicina moderna.

Detta anche “radice d’oro” la Rhodiola rosea possiede numerose qualità. Può ad esempio essere utilizzata come antistress, antidepressivo o antiossidante, per agevolare l’apprendimento, per rafforzare la memoria, per il controllo del peso e per migliorare le performance fisiche e intellettuali. Per questo motivo la Rhodiola rosea è ampiamente adoperata nel settore della produzione di integratori alimentari. 

I principi attivi maggiormente presenti nella Rhodiola rosea sono la rosavina e il salidroside. Essi sono contenuti principalmente nelle radici e nei rizomi, comunemente venduti  come materiale essiccato o sotto forma di estratti. 

Specie adulteranti e come individuarle 

Le principali preoccupazioni sull’autenticità e la qualità di Rhodiola rosea riguardano l’adulterazione e la sostituzione della pianta con altre del genere Rhodiola. Questa problematica nasce dalla scarsa disponibilità della materia prima, non sufficiente per soddisfare l’intera domanda del mercato. In particolare sono state individuate aggiunte o sostituzioni con  R. crenulata, R. fastigiata, R. quadrifida, R. sacra e R. serrata.

L’adulterazione delle materie prime influisce negativamente sulla qualità dei prodotti finiti e la sicurezza dei consumatori. La sostituzione di Rhodiola rosea con altre specie di genere Rhodiola può essere rilevata mediante analisi chimiche che individuano la presenza di rosarina, rosavina e colofonia, presenti nell’autentico rizoma di Rhodiola rosea. Tuttavia, l’assenza di rosavine potrebbe non essere sempre indicativa di sofisticazione. Se non manipolate correttamente, le rosavine possono essere soggette a degradazione enzimatica e quindi non essere presenti in un prodotto finito.

Le analisi genetiche possono essere un valido supporto in questo ambito. Queste consentono di identificare e distinguere con certezza le diverse specie del genere Rhodiola, individuando così i casi di adulterazione. Dal momento in cui il materiale genetico ha la capacità di preservarsi in diverse condizioni fisiche, questa metodologia di analisi risulta efficace anche in caso di prodotti lavorati (prodotti essiccati, polveri, macinati, miscele…).

L’utilizzo di analisi chimiche e genetiche, ancor di più se combinato, offre un valido supporto alla filiera produttiva e alle aziende che possono così proporre sul mercato prodotti sicuri, efficaci e di alta qualità, tutelando così il proprio business e il consumatore finale.

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