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UN’ANALISI DEL DNA PER IDENTIFICARE LA CORRETTA SPECIE DI SGOMBRO, ANCHE IN PRODOTTI LAVORATI

È ormai quotidiano l’appuntamento con notizie che testimoniano sequestri e multe a discapito del mercato ittico nell’ambito dei controlli contro le frodi alimentari. Molte di queste sono proprio dovute alla errata, volontaria o meno, etichettatura dei prodotti.

Un’errata assegnazione di specie determina una fraudolenta comunicazione del prodotto, sia in termini nutrizionali e di qualità, sia in termini di provenienza geografica, sia in termini economici, sia in termini di sostenibilità.

Il caso dello sgombro

Un esempio è proprio lo sgombro, che in natura è rappresentato da diverse specie riconosciute: lo sgombro o maccarello (Scomber scombrus), lo sgombro occhione o giapponese (Scomber japonicus), il lanzardo o sgombro cavallo (Scomber colias) e lo sgombro australe (Scomber australasicus).

Le quattro specie sono molto simili tra loro, tanto che lo S. colias è stato per anni considerato una sottospecie di S. japonicus, Scomber japonicus colias per l’appunto. Tuttora viene spesso commercializzato come Scomber japonicus colias, ma per una corretta etichettatura è necessaria una identificazione chiara di una delle due specie.

Inoltre, le quattro differenti specie condividono molte sequenze di DNA che quindi non risultano discriminanti e impediscono ai metodi classici di analisi del DNA (DNA barcoding) di individuare e confermare la specie di appartenenza di un campione di sgombro.

L’analisi risulta ancora più complessa se si vogliono verificare prodotti lavorati come per esempio scatolette di sgombro sott’olio o in salamoia, oppure farina o olio di pesce. Questo perché i processi di lavorazione (calore, omogeneizzazione, etc.), ma anche la conservazione in olio o salamoia, induce un’invasiva degradazione del DNA che risulta molto frammentato e poco informativo.

Un’analisi ad hoc

Il nostro team di esperti ha condotto una ricerca per sviluppare un sistema diagnostico, basato su analisi genetiche, per individuare l’appartenenza di specie di prodotti di sgombro semilavorati o lavorati e già confezionati.

L’obiettivo principale dello studio è stato quello di mettere a punto un metodo di laboratorio che permettesse di distinguere tra le principali specie commerciali di sgombro: Scomber colias, S. japonicus, S. australasicus e S. scomber.

Oltre a individuare metodi di isolamento del DNA che permettano di ottenere un quantitativo di materiale genetico sufficiente e analizzabile, sono state individuate delle regioni comuni alle diverse specie che fossero opportunamente piccole per essere efficienti in caso di DNA degradato e con una sequenza di DNA sufficientemente discriminante.

Il metodo è stato validato su diversi prodotti principalmente di S. colias e di S. japonicus risultando efficiente anche in prodotti di diversa lavorazione e preparazione (scatolette sott’olio, sgombro al naturale, farine di sgombro e olio di sgombro).

Tale approccio rappresenta sicuramente un innovativo e vantaggioso strumento per i produttori e per gli organi di controllo al fine di aumentare la sicurezza e la tracciabilità della filiera dello sgombro.

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